16 Ottobre 2017

Riscaldamento? Si, ma con cautela

Ci siamo. Oramai il tempo degli asciugamani sulla spiaggia è finito da un pezzo, e comincia quello dei plaid sui divani.

Se però il film preferito e un po’ di relax aiutano decisamente nel non aver voglia di litigare per un grado in più o meno, la cosa cambia molto durante l’attività giornaliera e negli uffici ci si comincia a domandare: fino a quanto possiamo alzare il riscaldamento?

Prima di tutto un riferimento preciso: per legge (D.P.R. n° 74/2013) non si dovrebbero superare i 20 gradi dentro abitazioni, uffici e scuole. Per quanto riguarda invece gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili, si possono raggiungere al massimo 18 gradi.

A voler poi essere precisi, in ogni comune ci sono limiti temporali ben precisi in cui poter accendere il riscaldamento. Per dovere civico quindi, non ci farebbe male informarci sulle norme vigenti sul nostro territorio.

Da tenere poi sotto controllo assolutamente l’umidità: l’aria non dovrebbe mai essere né troppo umida né troppo secca. L’aria secca può infatti facilitare l’insorgere della tosse e naso chiuso, mentre a parità di calore aria troppo umida ci farà percepire un ambiente più freddo.

Come sempre di formule facili non ce ne sono, bisogna infatti considerare età, attività svolte e stato di salute delle persone all’interno degli ambienti.

In linea generale però, possiamo comunque considerare che d’inverno il tasso di umidità dovrebbe essere tra il 40% e il 60%.

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